HANS HOEGSTEDT, il camerino e il suo specchio

HANS HOEGSTEDT, il camerino e il suo specchio 

 

 

HANS HOEGSTEDT
Il camerino e il suo specchio

Quando si avvicina il momento di intervistare il personaggio del mese della rubrica “Stili (e) motivi” comincio sempre a farmi una serie di domande del tipo:
“Come sarà costui?”
“Sarà una persona simpatica?”
“Si vanterà del ruolo che rappresenta?”
E svariate altre.
Naturalmente tutte le risposte che seguono, il più delle volte, non corrispondono a ciò che realmente è il personaggio ma sono solamente il frutto delle mie precedenti esperienze.
Lo stesso modus operandi lo stavo adottando mentre, negli uffici Miroglio fashion, attendevo che si presentasse a me Hans Hoegstedt il suo amministratore delegato. La sua origine svedese stava portando la mia curiosità ancora più in alto e l’attesa elettrizzante.
Grazie a una serie di informazioni ero certo che avrei incontrato una persona di buon gusto, dai modi garbati ed estremamente affabile. Ma non riuscì a finire tale pensiero che me lo trovai davanti ,e salutandoci con fare pieno di entusiasmo, cominciammo le danze.

 

Qual è la sua personale definizione di eleganza?
“Eleganza” è una parola bellissima, e trovo difficile descriverla poiché è sempre in evoluzione nel tempo. Tuttavia mi fa venire in mente la postura. Una corretta postura trasmette classe, stile e fiducia verso sé stessi. Queste caratteristiche in una donna, prevalgono più delle sue forme o ciò che indossa. E’ la sua presenza che colpisce, insieme allo sguardo e le spalle dritte. La postura è l’elemento forse più sorprendente.

Quindi un elemento interiore a noi stessi?
Esattamente. Personaggi senza tempo come Jacqueline Kennedy o Audrey Hepburn, per esempio, facevano voltar gli sguardi solo per la loro personalità, a prescindere da ciò che avevano indosso. Una tale personalità è quasi una cosa innata, difficile da spiegare e insegnare. E a me che sono una persona sensibile tocca tantissimo poiché ne sento l’energia.

Qual è oggi lo stile della Miroglio fashion?
Il nostro stile ha due risvolti. Uno è molto pratico e di sostanza che da Alba, il nostro territorio di origine, nasce e si riflette nell’azienda come concetto di modellismo e di progettualità del capo. Non solo un’idea ma una costruzione di bellezza che porta a un approccio quasi ingegneristico. Un altro valore molto presente è la manualità e la capacità delle nostre persone di creare. Nonostante la molta tecnologia, di base c’è la competenza e la capacità di costruire quasi come un artigiano, e per me in futuro questo aspetto diventerà sempre più importante.

E l’altro risvolto?
Appartiene alle emozioni e ai sogni. Il nostro mestiere nasce da lì. E’ per me, che sono un grandissimo sognatore, questa è una grande speranza. Tutti i giorni sogno cose che desidero realizzare, anche quelle più difficili. E questo approccio mi fa vedere oltre quello che siamo e dove siamo. L’importante è combinarlo con la praticità, per un giusto equilibrio e senza la frustrazione di un sogno irrealizzato.

“L’abito fa il monaco” lei cosa ne pensa?
L’abito è sicuramente uno strumento di proiezione di ciò che si vuole essere. Ma oggi oltre a un immagine immediata è la presenza del contenuto a rendersi necessaria.

HANS HOEGSTEDT, il camerino e il suo specchio

Che impatto ha la bellezza sulla performance della Miroglio fashion?
E’ la prima cosa a cui pensiamo ogni volta che nasce una nuova collezione. Aggiungo che per far sentir bella in ogni occasione la donna dobbiamo, con il nostro mestiere, anche farla sentire realizzata.

Le persone che hanno un ruolo come il suo hanno consapevolezza dell’impatto che l’eleganza può avere nel rapporto con gli altri?
Credo di sì. Chi ricopre un ruolo del genere oltre a curare l’aspetto sa comportarsi e controllare le proprie emozioni. Per me sono capacità fondamentali. Nel mio caso ho la fortuna di lavorare anche in un’azienda che ha molto rispetto per le persone, e con una squadra che lavora per migliorarla il più possibile.

Armonia nella Miroglio fashion; qual è l’immagine che le viene in mente?
La sfilata della nuova collezione che l’azienda ha organizzato per i dipendenti. Una grande festa di creatività, dove ognuno ha potuto invitare due persone per assistere all’evento. Il momento in cui ho dovuto inaugurarlo è stato estremamente emozionante; centinaia di persone di fronte a me dagli occhi felici e un sorriso pieno di gioia. È un evento che ha coinvolto tutti gli elementi dell’azienda, dalla creatività all’organizzazione, e aver visto tutti i reparti lavorare insieme per aver creato questa bellezza, questa festa dedicata al nostro lavoro e alla nascita di questi abiti che per noi sono come figli, è stata una bellissima esperienza piena di orgoglio e sensazioni bellissime.

Ci racconti quando in maniera elegante è riuscito a uscire da una situazione difficile
Per me è sempre difficile improvvisare, e quindi in qualsiasi situazione cerco di uscirne sempre con onestà e chiarezza. Forse sarebbe più facile inventarsi qualcosa di diverso, ma per me è importante manifestare il mio pensiero con trasparenza. E’ chiaro che qualche volta è doloroso e non mi eviterà figuracce, ma ciò a lungo termine porterà sempre un risultato positivo. Considero questo atteggiamento parte di un processo di crescita, e quando sbaglio sono pronto a chiedere scusa. Quest’ultima parola, insieme al grazie dovrebbero essere usate di più da tutti.

HANS HOEGSTEDT, il camerino e il suo specchio

In quale modo riuscite a trasferire bellezza attraverso i prodotti che create?
Con il camerino e il suo specchio. Ognuno di noi quando entra in un negozio lo fa con un desiderio. E quando trovi un capo che ti fa sognare, vai in camerino, ti spogli, lo indossi e ti guardi allo specchio. Se in questo momento senti un calore nel cuore, un calore positivo, ti senti bene e bella, allora abbiamo fatto bene il nostro lavoro. Questo è il modo in cui riusciamo a trasferire bellezza. Ed è un peccato che nessuna tecnologia oggi, riesca a rendere possibile il condividere questo momento magico. Sarebbe meraviglioso potervi assistere.

Quali sono gli elementi per un personal branding efficace?
L’equilibrio. Quando si guida un’azienda la cosa più sfidante è la capacità di combinare il lato emozionale e creativo, con quello razionale e matematico. E nel mio caso lo trovo doveroso anche nei confronti di tutte le famiglie legate all’azienda. Aggiungo che il mio modo di parlare l’italiano poi mi porta ad avere quella simpatica “distintività” che mi fa avvicinare ancor più alla gente.

Qual è quell’accessorio che personalizza il nostro stile comportamentale?
Il sorriso. Viviamo in un mondo che ha un grandissimo bisogno di abbracci e portare un sorriso è un bellissimo regalo. Il sorriso di un bambino per esempio ti scalda il cuore, e noi dobbiamo essere adulti con il loro sorriso dentro.

Quale sarà secondo lei lo stile vincente del manager del futuro?
Uno stile che dia più attenzione al lato umano delle cose, e capace di indirizzare il mondo dell’algoritmo sempre più a beneficio dell’umanità.

Dandy E.

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