Stonewall

Forse non tutti conosceranno Roland Emmerich, ed è comprensibile. Tra i Millennials però (che sono quella macro categoria dei nati tra gli anni ’80 e i 2000) poche eccezioni non avranno mai sentito parlare di film come Independence Day, 2012 o The Day After Tomorrow.

Il minimo comune denominatore tra questi titoli è chiaramente il genere – quello del disaster movie – e il loro regista, il tedesco Emmerich: trame più o meno prevedibili, cast più o meno conosciuti, incassi più o meno sostanziosi, ma un paio d’ore d’angoscia te le fai tutte, con buona pace della dolce metà che voleva guardare “un filmetto tranquillo”.

Ecco, Emmerich era solito sguazzare in questi mondi catastrofici dagli effetti speciali a sei zeri fino a quando ha deciso di voler mostrare al suo pubblico qualcos’altro, uno spaccato di storia che pur non vantando post produzioni milionarie mostra ugualmente una certa componente sensazionale: parliamo di Stonewall, l’ultimo lavoro del regista in uscita nelle sale cinematografiche italiane il 5 maggio 2016.

Il film, che prende il nome dal bar Stonewall Inn (da cui ebbero inizio gli omonimi moti del 1969), ruota attorno alle vicende dei due protagonisti interpretati da Jeremy Irvine e Jonathan Rhys-Meyers sullo sfondo di una New York alle soglie degli anni ’70, un po’ sporca e un po’ ribelle e ancora in cerca di una propria identità.

E forse alla ricerca della propria identità sono proprio i ragazzi di Emmerich, poco più che adolescenti alle prese con i problemi che tutti – chi prima e chi dopo – ci siamo trovati ad affrontare: incomprensioni con i genitori, bisogno di affermazione, necessità di trovare una collocazione nel mondo. I ragazzi di Stonewall sono innanzitutto questo e non potevano sapere che il loro coraggio avrebbe messo in discussione l’intera opinione pubblica mondiale in una contesa che perdura tutt’oggi.

Negli anni ’70 infatti essere omosessuale – o peggio – transessuale non era visto di buon occhio. Da parte della società non c’era spazio per altro che non fosse disgusto, ribrezzo, rifiuto. Tutte tematiche che al giorno d’oggi risultano attuali e ancora non superate.

L’unica cosa che era rimasta a questi ragazzi era la fame di rivalsa, e così è stato: Emmerich ha raccontato una storia che potremmo dire ispirata agli avvenimenti storici accaduti a New York nei pressi dello Stonewall Inn, ma non crediamo sia corretto considerarla una riproduzione infedele dal punto di vista della realtà dei fatti. Si tratta più che altro di una interpretazione personale, un coraggioso tentativo di voler maneggiare un argomento quanto mai delicato in questi giorni – come quello del mondo LGBT – provando a lasciare agli spettatori la possibilità di immedesimarsi nella rabbia e nella volontà dei protagonisti nel lottare per la conquista dei propri diritti.

Quanti registi, al posto di Emmerich, sarebbero stati altrettanto coraggiosi dal voler rischiare così tanto?

In questi ultimi anni l’Europa è ancor più l’Italia si trova ogni giorno a fare i conti con la cosidetta “diversità” che c’invade. Orde di esseri umani, individui, che ci pongono di fronte al dovere di ritrovare quell’umanità dentro ognuno di noi.

Nell’attesa di andare tutti al cinema il 5 maggio, vi suggerisco di godervi il trailer e la pagina facebook del film:-)

Ecco il link: https://www.facebook.com/StonewallITA/?fref=ts

 

Dandy

 

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