Il lato (più) oscuro del creatore di stile

Nella foto Massimo Rebecchi SS/17

Il lato (più) oscuro del creatore di stile

Il creatore di stile esiste in qualsiasi forma d’arte e non solo; da chi scrive a chi dipinge, da chi recita a chi fa sport. Io vi voglio parlare di colui che crea stile nel campo della moda, lo stilista.

Sia chiaro che quando parlo di lato oscuro non mi riferisco alle nefandezze di uno o a improbabili scheletri nell’armadio dell’altro (mai paragone fu più giusto), ma a quella vena creativa e artistica che molto spesso viene dimenticata ancor più da chi , la moda, la vede e la sente come un mondo assai lontano.

Adoro la pittura e, fintanto che non mi avvicinai all’arte moderna in maniera più approfondita, ero uno di quelli che consideravano i tagli nella tela di Lucio Fontana qualcosa di assolutamente incomprensibile e con la miserabile supponenza di essere capace di farli allo stesso modo. Nel mondo della moda succede esattamente la stessa cosa.

In che modo lo stilista può comunicare il suo messaggio?
Attraverso quale tipo di forma espressiva riesce a diffondere il suo estro creativo?
E’ evidente che sono gli abiti la forma espressiva scelta, ma come può riuscire a fare ciò?

Scardinando il paradigma dentro il quale vediamo soltanto un disegnatore di vestiti, riusciremo anche a non farci più quella solita e banale domanda; “Ma chi vuoi che si metta quelle cose orrende??”
Capiremo che per uno stilista, famoso o emergente che sia, la passerella è la sua galleria d’arte dove poter mostrare le sue opere. Non è un caso che Massimo Rebecchi abbia presentato la sua collezione primavera/estate 2017 in uno spazio all’interno del Diana Majestic hotel, dove proprio come delle opere d’arte le sue creazioni erano indossate da modelle/i appoggiati alle pareti per essere ammirate, proprio come si fa in un museo.

Come a un pittore non importa, non ponendosi nemmeno il quesito, come potrà stare la sua tela in casa nostra, così uno stilista non si pone il pensiero del suo abito su ognuno di noi; per lui, la collezione è il suo personale e unico mezzo di comunicazione con il mondo, sta a ognuno di noi comprendere se l’artista riesce a emozionarci oppure no, se attraverso quell’abito indossato riusciamo a guardare il mondo con i suoi occhi.

Conoscere questo mi ha consentito di sviluppare un punto di vista critico valorizzando e comprendendo anche quegli abiti che possono sembrare davvero inutili e osceni. Intendiamoci, l’opera di un’artista può piacerci oppure no a prescindere dai suoi intenti, tuttavia sapere che dentro a quegli abiti molto spesso ci sono la poesia, il lavoro è il frutto di un’artista, e non una semplice azienda rivolta esclusivamente al business, lo trovo molto nobile e suggestivo.

Credete ancora che indossare un abito voglia dire solo vestirsi?

Dandy Elegance

massimo rebecchi 

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