Massimo Leonardo e Parah: la costruzione fisica della materia.

MASSIMO LEONARDO
La costruzione fisica della materia

E’ la prima volta che incontro Massimo Leonardo. Di lui so che ha dedicato gran parte della sua vita alla moda, per molto tempo concentrandosi sui mercati esteri di cui è diventato grande conoscitore. Credo sia questo uno dei motivi per cui da qualche mese è alla guida di Parah, l’azienda di Gallarate che ancora oggi con i suoi bikini fa girare la testa alle donne di mezzo mondo. Ci stringiamo la mano nello showroom dell’azienda, ubicato in una delle zone più caratteristiche di Milano, e mi fa accomodare. Ho la sensazione di avere a che fare con una persona aperta e molto disponibile, il cui ruolo non riesce a intaccare quella semplicità che gli appartiene e che notai anche nella telefonata di qualche settimana prima.

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                                                       Massimo Leonardo in un momento dell’intervista.

Dr. Leonardo mi dia la sua personale definizione di eleganza.

Penso all’eleganza e mi viene in mente la personalità. Quella personalità che nasce dal proprio bagaglio culturale. Ogni volta che apriamo questo bagaglio l’eleganza è presente, sempre nettamente unita a qualcosa di noi, a qualcosa che ci appartiene e che ci rende unici nel tempo.

Ora mi parli dello stile; qual è quello di Parah oggi?

Manualità e tradizione. Il connubio di questi due concetti dà a ogni prodotto unicità. Tale unicità però, è anche un limite quando non la si riesce a trasferire senza un’adeguata comunicazione. Soprattutto nei confronti dei mercati esteri, questa è stata sempre una grande sfida fin dagli anni ‘80 per ogni azienda italiana; il risultato era un prodotto appiattito, senza identità e interpretazione. Lo stile di Parah oggi nasce dal voler continuare a offrire, attraverso una comunicazione moderna ed efficace, un prodotto correttamente interpretato e ispirato a quei valori che sono ancora la nostra radice.

Si riferisce alla radice del marchio?

In realtà è molto di più. La nostra radice è un’idea, un ricordo di qualcosa che ci ha colpito e che l’azienda si porta dentro e fa suo. E’ quell’elemento di distinzione che non vuole essere di elite, ma piuttosto qualcosa da trasferire per poter essere vissuto in un momento di puro piacere individuale.

Quanto il ruolo che ricopre influenza il Suo stile personale?

Io ritengo che l’interpretazione di stile di un manager debba trovare nel ruolo che rappresenta un’affinità, piuttosto che un’influenza. Non farlo porta a essere schematici in quello che si fa, e senza nessun tipo di coinvolgimento con l’azienda che si rappresenta.

Secondo lei le persone che hanno un ruolo come il Suo, hanno consapevolezza dell’impatto che l’eleganza può avere nella relazione con gli altri?

Forse anche troppo. Un manager non deve mai diventare più grande dell’azienda, e per fare ciò, è importante che non si prenda troppo sul serio interpretando il ruolo in modo troppo personale. L’azienda è un’entità viva fatta da più persone e alla quale il manager offre, a mio avviso, un ruolo di servizio. Certo con una propria personalità, e la capacità di riflettere lo stile aziendale ogni volta che si propone un prodotto al mercato. Gli elementi personali di scelta devono essere logici, coerenti e perfettamente integrati con quelli aziendali per poter essere leggibili da chi ci sceglie.

Pensi all’armonia all’interno di Parah; qual è la prima immagine che Le viene in mente?

La creazione del prodotto attraverso la materia. Credo che ciò sia ancor più entusiasmante della costruzione grafica o immaginativa.

Rimanendo sul prodotto, in che modo riuscite a trasferire il concetto di bellezza ai clienti?

Attraverso la libertà. Ognuno di noi, qui in azienda, ha la libertà di confrontarsi e discutere su qualsiasi idea o pensiero. Ed è da questo che nasce la bellezza che trasferiamo ai nostri clienti.

Ora mi racconti un episodio in cui in modo elegante è riuscito a uscire da una situazione difficile.

La memoria mi porta a Parigi negli anni ’90. Amo molto il cinema e un giorno, all’uscita da uno di questi, sono preceduto da una donna affetta da nanismo. Rendendomi conto dei suoi limiti nell’indossare la giacca, decido di aiutarla innescando in lei una reazione d’imbarazzo e forse anche un po’ di fastidio. Tuttavia resasi conto del gesto esclama: “Vous ếtes très gentil”. Le sue parole furono un premio ad un mio piccolo gesto di gentilezza che venne così trasformato in un momento pieno di estetica e bellezza.

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                                                                  Massimo Leonardo CEO di Parah.

Quali sono gli elementi per un personal branding efficace?

Verità e trasparenza insieme a una strategia chiara e convincente nel perseguire una strada. Questo è secondo me il messaggio più efficace, soprattutto quando lo si comunica con emozione. Inoltre considero un plus la capacità di chiedere scusa quando si sbaglia.

L’abito fa il monaco” lei cosa ne pensa?

Non credo che l’abito faccia il monaco, tra l’altro, al giorno d’oggi un abito da solo non è più sufficiente; sono diventati molto importanti gli accessori per costruire il proprio abbigliamento. L’abito è un elemento che può essere utilizzato come strumento di aggregazione e/o distinzione, ma di certo non è determinante.

Mi faccia capire meglio.

Trovo più coerente l’immagine dell’abito che fa il monaco con qualcosa di più personale e intimo; mi viene in mente uno dei nostri articoli, come la lingerie per esempio. Altrimenti bisogna essere capaci di osservare oltre quello che vediamo, allora riusciremo a cogliere la vera essenza dell’individuo.

Visto che ha chiamato in causa l’accessorio come elemento di distinzione, Le chiedo; qual è secondo Lei il giusto accessorio quando si tratta di distinguerci da un punto di vista di stile comportamentale?

La capacità di sorridere. Avere un atteggiamento sereno e aperto verso gli altri è solamente un esercizio.

Da dove parte la scelta del suo outfit ogni mattina?

Direi senza dubbio dal colore. E’ un elemento molto importante su cui baso la costruzione di ciò che indosso.

E lo stile vincente di un manager, riesce a immaginarselo nel futuro?

Immagino un manager italiano che sappia portare nel mondo quell’elasticità creativa, quel caos creativo che tanto ci contraddistingue. Ho lavorato all’estero per più di 25 anni trovando spesso professionisti appiattiti rispetto alle loro reali potenzialità. In Italia la storia dell’industria è magnifica, ma è anche un paese dove c’è spesso la paura del cambiamento. Il rischio è una componente importante nell’imprenditoria, ed essere un manager solare e con la libertà di osare, consente soprattutto all’estero, di avere dei requisiti essenziali e vincenti.

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                                                         Massimo Leonardo e lo showroom di Milano.

 

Ci salutiamo.

Scendo le scale e penso a una delle Sue risposte; quale sarà il colore con cui Massimo Leonardo domani comincerà la giornata?

Dandy E.

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